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Parlare di prodotto tipico all’interno dell’ambito “culinario” significa considerare un legame con l’area geografica cui esso appartiene; tali legami sono dati da caratteristiche legate al clima, al terreno, all’acqua, al soffiare dei venti ma anche all’abbondanza delle precipitazioni o alle erbe che crescono spontaneamente. Il termine “tipico” fa anche riferimento all’uso di tecniche colturali tradizionali o all’aggiunta di ingredienti soggettivi magari tramandati da padre in figlio o infine da processi di lavorazione trasmessi dagli antenati.
I prodotti tipici cercano di proteggere ciò che di significativo e di unico una località può offrire ma nello stesso tempo essi rappresentano una vera e propria ricchezza economica e culturale che contribuisce allo sviluppo, alla scoperta di molte località che altrimenti sarebbero sconosciute.
Ecco un elenco, suddiviso per generi alimentari, dei prodotti tipici siciliani; la nostra scelta vuole elencare solo i prodotti realmente certificati come prodotti agroalimentari italiani da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

CARNI

Carni fresche

Tra i prodotti tipici della Sicilia vi è sicuramente la carne fresca riferita all’allevamento di vacche, pecore, capre e maiali. La produzione è sviluppata maggiormente nelle aree collinari e montuose dell’isola quindi nelle zone interne e nei pressi dei principali rilievi. Nei periodi invernali gli animali vengono tenuti nelle stalle ed alimentati con foraggi e cereali di produzione propria. La particolarità delle carni siciliane riguarda il taglio che avviene nei locali vicini a quelli del punto vendita o anche nel luogo stesso in cui essa viene venduta, in quanto il cliente deve proprio “vedere” l’operazione di taglio della carne.

Gelatina di maiale

La famosa liatina è diffusa in modo particolare nel versante orientale dell’isola; essa viene ottenuta da ciò che rimane dalla lavorazione del maiale ovvero dalle zampe, dalla testa, dalla coda, dalla lingua e dalle orecchie. La gelatina si consuma fredda e può essere conservata solo per pochi giorni. La carne, dopo essere stata immersa in acqua salata con foglie di alloro, viene tagliata e solo dopo viene posta in piccole ciotole e ricoperta dal brodo (con limone e aceto); si aggiungono pepe, peperoncino e foglie di alloro.

Salsiccia di maiale (a sasizza)

Tra i più celebri insaccati di carne, la salsiccia, che assume varie denominazioni in base al luogo o per meglio dire alla regione dove essa viene consumata; nel caso della Sicilia in gergo dialettale “sasizza”. Solitamente viene prodotta riempendo un budello di maiale attraverso l’insieme di parti magre mescolate a parti grasse tagliate a pezzettini con l’aggiunta di sale; si possono anche aggiungere pepe, peperoncino, finocchio o altro.

Salsiccia Pasqualora

Una particolare salsiccia è quella chiamata pasqualora in riferimento alla conservazione di alcune parti della carne del maiale macellata durante la Settimana Santa che precede la Pasqua. Queste parti di carne vengono poi consumate nel periodo estivo. La salsiccia pasqualora è tipica del Trapanese ma la sua diffusione riguarda anche altre zone della Sicilia; una variante è quella di Caccamo in provincia di Palermo. Dopo la sua preparazione e la stagionatura può essere consumata o cotta sulla brace ma anche cruda come se si trattasse di un salamino.

Salsiccione

Un ultima variante sempre in riferimento alla salsiccia è il salsiccione. Ciò che cambia è chiaramente la consistenza e il peso in quanto maggiori rispetto alla salsiccia tradizionale. Le modalità di preparazione sono simili; per essere consumata è preferibile la cottura.

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