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Alcara li fusi

 Alcara_li_Fusi-Stemma

Provincia Messina
Altitudine 400 m s.l.m.
Superficie 62 Km²
Abitanti 2.042
Denominazione Alcaresi
Santo Patrono San Nicolò Politi – 3 Maggio e 17 Agosto

Informazioni

A circa 100 chilometri dal capoluogo Messina, sul versante occidentale della provincia si estende il comune di Alcara li Fusi, internato tra i Monti Nebrodi con le Rocche del Crasto e Monte Soro da scenario. Pur essendo un territorio in prevalenza montano non mancano i corsi d’acqua: il torrente Rosmarino su tutti che, nel corso del tempo, ha creato una profonda valle che divide in due parti distinte e diverse il territorio; la parte destra occupata dal borgo e quella sinistra in prevalenza costituita dai rilievi.

Cenni Storici

Secondo la leggenda il paese venne fondato da un certo Patrone Turio, un greco che, seguendo Enea, approdò con la propria flotta sulle coste della Sicilia e, inoltrandosi nella parte centrale dell’Isola portò alla fondazione di diversi centri abitati, tra cui Alcara. Mettendo da parte le diverse leggende riguardanti il territorio, sembra più verosimile il riferimento al periodo arabo, ove il paese tenne un rapido e fiorente sviluppo. Il nome Alcara fa proprio riferimento all’arabo “Al Qarya” ovvero “Il centro urbano” ma anche “Akaret” cioè “fortezza”. Al di là dei termini arabi il primo vero e proprio riferimento ad Alcara lo si ha nel periodo normanno, grazie al famoso conte Ruggiero; proprio al periodo normanno si deve il maggior sviluppo e, di conseguenza la nascita di una vera e propria struttura urbana. In età moderna il nome fa riferimento alla sua appartenenza alla Val Demone, solo nel 1812 il paese prese il nome di Alcara li Fusi, riferimento al fuso, strumento utilizzato per la filatura di lana, seta e lino. Da ricordare, la rivolta degli anni vicini all’Unità d’Italia, quando i braccianti del posto, ormai logorati dalle condizioni in cui vivevano, aspettando l’arrivo dei garibaldini, si rivoltarono minacciando numerose persone innocenti.

Passeggiando….

Una tra le principali attrazioni del borgo è costituita dalla famosa fontana Abate, meglio conosciuta come fontana dei sette cannoli, in quanto provvista di sette fonti che si riversano in un’ampia vasca. La fontana fa riferimento all’epoca romana com’è testimoniato dalla presenza di tre iscrizioni latine sulla parete; presente inoltre il simbolo della città ovvero l’aquila coronata ad ali spiegate.

Tra le principali attrazioni “religiose” la presenza del convento dei Cappuccini, con la vicina chiesa di sant’Elia, fuori dalle mura del paese; purtroppo le distruzioni del secolo scorso ne hanno cancellato ogni traccia; oggi, il convento è stato sostituito dalla “Villa comunale”.

Tra le principali chiese ricordiamo, in località Grazia, quella della Madonna delle Grazie, costruita dopo una famosa epidemia di peste introno al 1525 dalla quale il paese ne uscì integro; da ricordare l’eremo di San Nicolò Politi (patrono del paese) costruito verso la fine del 1100, nel cui interno è presente la piccola grotta dove, per 33 anni, il Santo passò da eremita la sua vita.

Necessario soffermarsi sulla famosa grotta del Lauro, a circa 1070 metri sul livello del mare, sul versante occidentale delle famose Rocche del Crasto; imponente la presenza di stalattiti, stalagmiti e colonne presenti. La grotta ha assunto importanza anche in ambito sociale, con le testimonianze del passaggio dell’evoluzione dell’uomo nel corso dei secoli.

Di grande importanza per il paese la festa di san Giovanni Battista, il 24 giugno, definita “U Muzzuni”, il termine fa riferimento alle brocche mozzate, ai fasci di grano dopo la raccolta; in realtà il rito sembra maggiormente riconducibile alla cultura greca, in particolare al culto propiziatorio per la fertilità della terra in onore delle divinità. (Per una descrizione particolare della festa, fare riferimento alla sezione Tradizioni).

 

 

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