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ARTE GRECA: I Teatri in Sicilia

Nelle vicinanze dei principali santuari greci vi era la presenza di un teatro, ovvero di un luogo adibito alle feste dionisiache (in onore di Dioniso, dio del vino), proprio gli inni che venivano intonati duranti tali feste, i “ditirambi”, portarono alla nascita della tragedia greca.

Inizialmente il materiale di costruzione era il legno, poi si passò alla pietra, a partire dal IV secolo a.C.; le parti più importanti che poi possiamo ritrovare in quasi tutte le testimonianze sicule sono:

o   il Koion o cavea, fatto da diversi gradini disposti a semicerchio, nella prima fila di esso si siedono i preti e i notabili; per accedervi si avevano diversi modi, nella parte bassa attraverso i parodos ovvero le entrate laterali, nella parte centrale attraverso una galleria (diazoma) e nella parte alta attraverso un passaggio;

o   l’orchestra, in un’area circolare, intorno all’altare di Dionisio in cui si trovano il coro e gli attori con i volti coperti da maschere relative al loro ruolo;

o   proskénion o proscenio sulla parte retrostante che serviva da sfondo e da scenario;

o   skéné o scena che serviva come scena, come magazzino e come quinte prima di entrare nella scena vera e propria (in epoca classica nella skéné si trovavano gli attori); la presenza di un muro serviva a migliorare l’acustica del teatro.

Solitamente i teatri erano costruiti immersi in splendidi paesaggi naturali che facevano da sfondo naturale alle rappresentazioni. Le rappresentazioni teatrali si svolgevano durante le feste pubbliche, ed avevano, nella maggior parte dei casi, una lunga durata (potevano esserci tre o quattro giorni di rappresentazione). Lo spettacolo aveva luogo di giorno ed era a cielo aperto.

Gli attori, solo uomini che interpretavano anche ruoli femminili, calzavano i “coturni” ed erano di statura imponente (l’altezza indicava l’importanza di un personaggio); inoltre indossavano maschere sia per amplificare la voce ma soprattutto per interpretare i diversi personaggi, infatti gli attori erano pochi e avevano più ruoli. Non avendo la possibilità di trasmettere con il volto il pathos teatrale erano molto importanti i gesti. Gli abiti erano colorati e indicavano in modo simbolico diversi aspetti (il nero ad esempio il lutto). Venivano inoltre usati oggetti scenici: la corona per il re, il bastone per i vecchi, i copricapi per la gente straniera. In conclusione da sottolineare due aspetti: la presenza in scena del coro con la funzione di commentare le vicende; e i numerosi effetti scenici utilizzati come l’arrivo del temporale attraverso la manifestazione immaginaria di tuoni e fulmini o la comparsa improvvisa della divinità che portava alla risoluzione di qualsiasi problema

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ARTE GRECA: I Teatri in Sicilia

I teatri in Sicilia di origine greca sono ben 19; gli ultimi tre, però, pur essendo citati dalle fonti non sono stati mai ritrovati.

Facendo un rapido resoconto dei teatri presenti attraverso un elenco delle principali caratteristiche ritroviamo:

  • Teatro di Eraclea Minoa: situato nell’antica città di Eraclea Minoa, nel sito archeologico di Cattolica Eraclea, comune della provincia di Agrigento. Con molta probabilità risalente alla fine del IV secolo a.C., esso non è citato dalle fonti antiche; si trova nei pressi di una collinetta con la cavea stranamente rivolta verso sud (il sole riscalda i gradini ed è frontale rispetto al pubblico); non si hanno notizie in questo teatro di un palcoscenico, inoltre a partire dal I secolo a.C. risulta essere completamente abbandonato. Recenti restauri hanno riportato alla luce la gradinata.
  • Teatro greco di Catania: spesso confuso con l’attuale teatro di epoca romana, la presenza di un teatro greco è tramandata da Alcibiade che nel 415 a.C. si dice vi tenne un discorso. Molte però sono le dispute sulla presenza reale di un teatro greco, alcuni sostengono che l’attuale teatro romano sia sorto sulle rovine del precedente teatro greco, altri addirittura mettono in dubbio l’effettiva esistenza di un teatro greco a Catania; in ogni caso alcune caratteristiche come la costruzione fatta alla base di una collina (tipicamente greca), i blocchi di pietra arenaria con lettere in greco (di cui si ha notizia) fanno presagire all’effettiva esistenza di un teatro greco in antichità
  • Teatro di Agira: si sa ben poco della presenza di questo teatro nell’antica Agyrion, nell’attuale provincia di Enna; con l’arrivo di Timoleonte di Corinto (339 a.C.) la città venne rifondata e si presume che sia da collocare in questo periodo la costruzione del più bel teatro della Sicilia dopo quello di Siracusa
  • Teatro di Morgantina: antica città oggi confluita nel comune di Aidone in provincia di Enna; il teatro è dedicato al dio Dionisio come si legge in un’iscrizione presente. I primi ritrovamenti, due pezzi di muro, tra il 1956 e il 1959, hanno portato ai successivi scavi e alle ristrutturazioni, l’ultima nel 2003. La possibile datazione di costruzione si fa risalire al IV secolo a.C. La cavea, in pietra calcarea era suddivisa in due settori, uno inferiore in pietra e uno superiore in terra battuta. Alcuni sostengono che per aumentare la capienza del teatro le scalinate in pietra siano state aumentate con strutture in legno, in modo da raggiungere la capienza di 5000 posti.
  • Teatro greco di Messina: negli ultimi anni si è avanzata l’ipotesi della scoperta di un teatro greco nella città di Messina, probabilmente risalente al IV secolo a.C.; purtroppo ad oggi non ci sono delle certezze che ne attestino l’effettiva presenza
  • Teatro greco di Taormina: dopo quello di Siracusa, il teatro di Taormina è quello più grande della Sicilia; pur avendo un’origine sicuramente greca (III secolo a.C.) oggi si presenta in una struttura tipicamente romana. Le prime testimonianze ci dicono di un piccolo tempietto esistente ove oggi si trova la cavea. In epoca romana le misure del teatro furono ampliate, raggiungendo i 109 metri di diametro con una capienza di circa 10000 spettatori, con la cavea suddivisa in nove settori di gradinate. Alla fine dell’impero romano il teatro, che ebbe la classica funzione di rappresentazione scenica, modificò la sua attività diventando luogo per combattimenti di gladiatori, le famose venationes con bestie feroci, comportandone la trasformazione da teatro ad anfiteatro; di conseguenza l’orchestra venne trasformata in arena. In epoca medioevale una parte del teatro venne trasformata in residenza. Oggi, con una capienza di 4500 posti a sedere, viene impiegato come struttura teatrale aperta usata per la rappresentazione di vari spettacoli in particolare nel periodo estivo; risulta scavato nella roccia con lo sfondo del Mar Ionio e dell’Etna.
  • Teatro greco di Tindari: la storia del teatro di Tindari è simile a quella di Taormina; risalente al IV secolo a.C., trasformato in epoca romana in anfiteatro con spettacoli circensi. Immerso nella bellezza della conca della collina di Tindari, con una cavea, rivolta verso il mare e con una capienza di circa 3000 posti; oggi il teatro viene usato come luogo di rappresentazione di spettacoli artistici chiaramente relativi alla danza, alla musica e appunto alla rappresentazione scenica.
  • Teatro di Halaesa: le notizie sono poche e neanche del tutto certe sulla presenza di un antico teatro greco nell’area archeologica di Halaesa, nel comune di Tusa in provincia di Messina, anche se la presenza di cinte murarie che fanno da contorno ad uno scenario naturale risalente al II secolo a.C. fanno pensare alla presenza di un antico edificio adibito a teatro con tutte le caratteristiche tipiche del mondo grco.
  • Teatro di Hippana: sito nell’area archeologica dell’antica città di Hippana, nei pressi del comune di Prizzi, nella provincia di Palermo, risale con molta probabilità al IV secolo a.C.; dopo la sua distruzione ad opera dei Romani venne riscoperto solo nel 2007 quando vennero messi in luce i resti dell’orchestra e la parte inferiore della cavea. L’edificio è posto sulla cima della montagna dei Cavalli a 1007 metri di altezza subito oltre le fortificazioni della città, per questo detiene il primato di teatro più alto tra quelli legati al mondo greco.
  • Teatro di Solunto: nell’antica città greca di Solunto, in provincia di Palermo, fondato intorno al IV secolo a.C.; venne riportato alla luce attraverso diversi scavi effettuati nel XX secolo insieme ad un altro piccolo edificio, si pensa ad un tempietto destinato al culto degli dei. Si trova vicino ad una grande piazza, collegato da una scalinata, vi sono circa 2500 posti. Anche in questo caso la cavea è orientata verso il mare, ed è costituita da 23 gradinate e 5 settori; attualmente le parti del teatro sono molo rovinate, probabile l’abbandono e la trasformazione in edifici civili delle altre costruzioni costituenti l’area archeologica.
  • Teatro di Monte Jato: all’interno dei comuni di San Giuseppe Jato e San Cipirello, in provincia di Palermo, si trova l’area archeologica di cui fa parte il teatro greco di Monte Jato, risalente alla fine del IV secolo a.C., costruito sul modello di quello di Dionisio. Il teatro che con i Romani e con gli Arabi perse la sua forma originaria, aveva una cavea costituita da 35 gradinate che sfruttavano il pendio naturale in cui si trovava con una capienza di circa 4500 posti; nella parte anteriore vi erano le gradinate per gli ospiti d’onore (magistrati, sacerdoti ). Ciò che meglio si conserva oggi, anche dopo le diverse ristrutturazioni, è la parte della scena; all’interno di essa sono stati ritrovati numerosi pezzi di pavimento e tegole, inoltre nella facciata del teatro anche quattro statue che oggi si conservano nel Museo Archeologico di San Cipirello.
  • Teatro di Akrai: nel comune di Palazzolo Acreide (Siracusa) si trova questo teatro risalente al III o al II secolo a.C.; così come accaduto per altri teatri, anche questo subì diverse modifiche sia in età romana come anche in quelle successive, addirittura in età bizantina venne usato come base per la costruzione di un altro edificio; venne riscoperto solo nel 1824. In generale possiamo affermare che si tratta di un esempio di teatro abbastanza piccolo con la cavea ricavata non dalla roccia ma dal pendio naturale, costituita da nove settori divisi da otto scalinate; l’orchestra, con la classica forma semicircolare di dimensioni ridotte permetteva una maggiore vicinanza del pubblico alla scena. Dal teatro vi è un collegamento, tramite galleria, sia alla piazza centrale (agorà) come anche al consiglio cittadino (bouleuterion)
  • Teatro di Eloro: nei pressi della città di Noto (Siracusa) si trova il sito archeologico di Eloro, antico luogo storico in cui è possibile, nella parte meridionale, avere testimonianze di un piccolo teatro greco. Si dice che il teatro sia stato in parte scavato nella roccia e in parte costruito, risalente alla fine del IV secolo o agli inizi del III secolo a.C. Durante il fascismo il teatro venne parzialmente distrutto per lasciar spazio alla creazione di un canale di bonifica.
  • Teatro arcaico di Siracusa: la presenza di un teatro nella città di Siracusa già a partire dal V secolo a.C., è testimoniata dal commediografo Epicarmo che vi rappresentò le proprie commedie; anche Eschilo vi rappresentò le sue tragedie (Etnee e I Persiani). Ci sono molti dubbi sulla struttura a semicerchio di tale teatro, in quanto molti sostengono che vi erano tre gradinate disposte a forma di trapezio. Nel corso degli anni sono tanti gli autori che hanno citato l’antico teatro nelle loro opere: Diodoro Siculo e Plutarco su tutti. Nel corso del III secolo a.C. (238 – 215) il teatro venne interamente ricostruito con la sua caratteristica forma, tipica del mondo ellenistico.
  • Teatro ellenico di Siracusa: il teatro venne ricostruito grazie al tiranno Ierone II che, sfruttando la forma del vicino colle Temenite, portò ad un grosso miglioramento relativo all’acustica. Anche lo sfondo venne sfruttato al massimo, ovvero il Porto della città e l’Isola di Ortigia, la parte più antica di Siracusa. La cavea doveva essere una delle più grandi del mondo greco, con la presenza iniziale di 67 gradini, quasi tutti scavati nella roccia divisi in 9 settori. Sulla recinzione vi erano incisi i nomi di alcune divinità, ma anche quelli dei tiranni (ciò utile per una datazione cronologica). Inizialmente l’orchestra si trovava all’interno di un canale scoperto, oltre il quale iniziavano i posti per il pubblico. La scena iniziale è quasi del tutto scomparsa, restano visibili solo i tagli nella roccia. Nella parte sottostante l’orchestra, vi era un passaggio che permetteva agli attori di scomparire o apparire, anche di un solco per il sipario era stata tramandata l’esistenza. Molto probabilmente anche la statua di una cariatide apparteneva alla scenografia di questo teatro. Sopra il tetto si trova una terrazza, scavata nella roccia alla quale si accede attraverso una gradinata, famosa nelle vicinanze la strada definita “Via dei Sepolcri”. Inizialmente sulla terrazza vi era, oltre che un portico anche una grotta, dentro la quale c’era una vasca che serviva per depositare l’acqua di un antico acquedotto, utile per tutto il teatro. Tutto l’insieme venne chiamato Mouseion o “Santuario delle Muse”. Molte e sostanziali modifiche vennero apportate al teatro con l’arrivo dei romani. La cavea venne modificata in forma semicircolare e furono realizzati dei corridoi che portavano alla scena, anch’essa ristrutturata. Infine venne costruita una nuova fossa per il sipario. Con il passare del tempo il teatro subì diverse modifiche, venne anche utilizzato per ospitare i combattimenti dei gladiatori. Dopo il suo abbandono e il saccheggio subito ad opera degli Spagnoli nel corso del 1500, nella seconda metà del secolo il marchese di Sortino, Pietro Gaetani, ripristinò l’acquedotto costruendo diversi mulini sulla cavea compresa l’ancora visibile “casetta dei mugnai”. Ricerche e ristrutturazioni successive riportarono uno dei teatri più belli di tutta la cultura ellenica al suo antico splendore. A partire dal 1914 l’Istituto Nazionale del Dramma Antico diede avvio alle rappresentazioni annuali di tragedie e commedie greche, che continuano tutt’oggi. Da pochi mesi si è avuta l’autorizzazione per la rappresentazione, all’interno del teatro, di spettacoli di lirica, di musica e di danza.
  • Teatro di Segesta: situato nel comune di Calatafimi Segesta (Trapani), sulla cima del Monte Barbaro a 440 metri di altezza, così da dominare tutta vallata. Costruito con molta probabilità nel III secolo a.C., pur non essendo Segesta una città greca richiama i teatri ellenici; la cavea, che poggia su delle strutture di contenimento, poteva ospitare circa 3000 persone; la parte superiore è stata completamente distrutta, resta poco anche della scena che, secondo alcuni doveva essere decorata da colonne e pilastri. Oggi, dopo il restauro, viene utilizzato per la rappresentazione di spettacoli teatrali.

Sugli ultimi tre teatri: quelli di Akragas, di Henna e di Kaukana, pur essendoci delle fonti che ne citano la presenza non sono mai stati ritrovati dei ruderi; di conseguenza si possono solo avanzare ipotesi sulla loro effettiva esistenza; sono stati effettuati degli scavi e altri ne verranno eseguiti per riportare alla luce altri tre teatri in una regione già di per sé molto ricca di fascino e influenza del mondo greco.

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