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L’importazione dei culti e degli dei greci in Sicilia risale all’VIII sec. a.C., quando i coloni iniziarono a costruire templi grazie alle offerte fatte dalle città o a volte anche da cittadini privati. Solitamente le parti principali di un tempio sono:

o   il naos (la cella) la camera al centro dell’edificio e dedicata al dio;

o   il pronaos (l’anticamera)  che si trova davanti alla cella;

o   l’opistodomos (la camera del tesoro) nella parte posteriore dell’edificio;

o   l’adyton che serve a completare o sostituire la camera del tesoro.

Intorno all’edificio si sviluppa il peristilio (colonnato). Qualsiasi tempio è fatto da una basamento (stilobate) sul quale si innalzano le colonne; al di sopra di esse si trova la trave con il tetto, nei lati più piccoli è presente un frontone a forma di triangolo.

Segesta-Temple01

Tutti i templi edificati in Sicilia sono di stile dorico, inoltre sono peripteri (cinti da una fila di colonne) ed esastili (la facciata comprende sei colonne), anche se alcuni ne posseggono più di sei, come il tempio G di Selinunte. Le decorazioni si trovano di solito negli elementi che non hanno funzione architettonica come ad esempio nel timpano dei frontoni, nel bordo dei tetti o nelle parti dell’architrave. I templi vengono dipinti con sfondi di solito rossi o di “bronzo dorato”, le parti più importanti in azzurro in modo da far risaltare la bellezza delle sculture in marmo o in pietra.

I templi della Sicilia possono essere suddivisi in quattro categorie:

  1. I templi della provincia di Agrigento
  2. I templi della provincia di Palermo
  3. I templi della provincia di Siracusa
  4. I templi della provincia di Trapani

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