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ARTI E MESTIERI con la lettera N

Spesso ci si chiede se oggi si possa ancora utilizzare il termine mestiere o se fosse più giusto parlare di artigiano; sicuramente fino a qualche anno fa quando una persona esercitava un lavoro manuale con cui si guadagnava da vivere veniva visto come colui che esercitava un mestiere e anzi veniva ricordato proprio per il mestiere che faceva. Purtroppo in Sicilia, ma anche in molti altri posti, alcuni antichi mestieri oggi non esistono più o comunque sono in via di estinzione; troppo comodo l’uso della tecnologia e dell’elettronica nella fabbricazione dei prodotti rispetto al lavoro manuale, ma nello stesso tempo bisogna dire che molti mestieri non hanno più la loro iniziale importanza economica per essere ancora in uso.

Attraverso un elenco si vogliono ricordare i principali mestieri che, in Sicilia, si sono sviluppati e che tanto hanno dato agli uomini di allora; è chiaro che la maggior parte di essi richiama il territorio di appartenenza quindi si fonda sull’economia e sul commercio locale. Si trattava di lavori complessi che richiedevano sudore e fatica; molti lavoratori svolgevano il loro mestiere per parecchie ore al giorno, spesso partivano anche di notte a piedi o con l’asino in base al luogo che dovevano raggiungere e alla fine della giornata ad essi non rimaneva altro che sedersi a tavola per consumare la loro povera cena.

Le nostre ricerche, basate su tutta l’isola, richiamano termini di uno o altro dialetto; di conseguenza, alcuni lavori possono avere dei nomi differenti in base al luogo o alla provincia dove essi hanno trovato sviluppo.

ARTI E MESTIERI con la lettera N

NASSAROLU (Pescatore)

Il nassarolu è un antico mestiere di pescatore con le nasse cioè con i giunchi. Per diventare un bravo pescatore era necessario innanzitutto raccogliere il giunco giusto e costruire bene le nasse in base al tipo di pesce che si voleva pescare. La nassa, fatta di giunchi e germogli di olivo è una vera e propria gabbia per i pesci, in quanto il pesce, attirato dall’esca, una volta dentro non ha più possibilità di uscita. Le gabbie vengono calate in mare e la loro permanenza negli abissi è garantita dalla màzzara ovvero da un peso che non permette loro di risalire in superficie.

NICULIZIARU (Raccoglitore di liquirizia)

La raccolta della liquirizia, tipica soprattutto della Piana di Catania, ove ancora oggi cresce in modo spontaneo, avveniva tramite l’uso di una particolare zappa. Le radici, dopo essere state legate a fasci, venivano trasportate, utilizzando spesso normali biciclette, nelle abitazioni domestiche. A questo punto il lavoro passava alle donne che, dopo averle ripulite e lavate le mettevano al sole ad asciugare. Una volta pronte venivano consegnate alla fabbrica di niculizia ove se ne estraeva il succo.

‘NTRIZZATURI

Il mestiere era riferito a colui che realizzava oggetti di uso quotidiano intrecciando foglie secche di palma. Gli attrezzi utilizzati erano di uso comune: forbici, aghi, filo e stoffa colorata. Il prodotto finito spesso consisteva in cappelli (usati di solito dai contadini per ripararsi dal sole), borse, cestini e ventagli (usati da macellai e pescivendoli per allontanare le mosche dai prodotti messi in vendita). Con le foglie più dure delle palme si realizzavano soprattutto le scope. Un’altra realizzazione particolare era u zimmilàru ovvero il contenitore che veniva sistemato ai fianchi degli animali da soma utilizzato per il trasporto di oggetti e prodotti vari. A seconda del tipo di foglia si poteva ottenere anche il crine cioè un materiale soffice usato nell’imbottitura di materassi e divani.

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