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Anche la tradizione musicale in Sicilia è influenzata dalle diverse vicende storiche e soprattutto dalle differenti dominazioni che si sono susseguite nel corso della storia; ognuna di loro, infatti, ha lasciato degli strumenti, delle tradizioni musicali, dei canti, dei balli che ancora oggi, in alcuni luoghi vengono utilizzati.

Il popolo siciliano entrò in contatto con il nomos tipico del mondo greco, con il maqam riferito agli Arabi, con gli inni dei bizantini, con la canzone dei trovatori, con la polifonia del 1500 e con le correnti musicali degli ultimi secoli; viste le diverse relazioni è difficile rintracciare con esattezza quando ebbe inizio la musica popolare vera e propria in Sicilia.

Sicura l’influenza greca sulla melodia siciliana; le tipiche canzoni siciliane con le loro melodie che spaziano dall’acuto al grave, che utilizzano le fioriture melismatiche, due aspetti che derivano sicuramente dalla civiltà ellenica. Agli Arabi si deve l’intonazione della voce con le proprie caratteristiche, una voce pungente, dura e con il particolare allungamento delle sillabe finali.

Spesso ci si chiede come un canto molto antico possa essere stato tramandato e quindi giunto fino a noi; diverse fonti ci informano che se un canto creato da un singolo individuo veniva apprezzato, innanzitutto in poco tempo diventava un canto di tutti; era il popolo che tramandava la melodia, l’imparava e oralmente la trasmetteva dapprima nei diversi borghi, poi nelle città e chiaramente questa melodia man mano che entrava in contatto con un nuovo luogo prendeva il colore locale ovvero si creavano delle varianti. Erano poi il commercio, le guerre, le feste religiose, che diffondevano i canti che venivano adottati, abbelliti, modificati, in base alle abitudini ed al carattere del popolo.

I BALLI E LE DANZE

Con i balli e le danze popolari ci si riferisce a tutto ciò che riguarda, viene creato ed eseguito proprio dal popolo. Di solito si ballava o si danzava in occasione di un particolare evento, comunque ogni cosa faceva chiaro riferimento ad alcuni momenti particolari della vita della comunità; a ballare e a danzare erano spesso ballerini non professionisti ma rappresentanti del popolo, attenti alle tradizioni della propria terra e per questo raffiguranti proprio la loro zona di provenienza. Danze e balli rappresentavano la tradizione così come gli strumenti (di cui si parlerà in seguito) che li accompagnavano. Infatti non esisteva la danza senza il suono di uno strumento folcloristico e tipico della tradizione siciliana.

Tra le danze e i balli che maggiormente si fanno risalire alla tradizione siciliana ricordiamo:

Ballo della cordella

La rappresentazione del ballo della cordella avviene nel mese di maggio, ciò evidenzia un chiaro richiamo alla fertilità della terra. Coloro che vi partecipano si pongono intorno ad un palo, dalla cui cima pendono alcune corde di tanti colori; ogni corda viene tenuta da uno dei ballerini e nel corso del ballo, grazie ai diversi intrecci che si vengono a creare, anche le corde si attorcigliano alle altre. La provincia di Palermo, in particolare il centro di Petralia Sottana, rappresenta il luogo più diffuso di tale rappresentazione coreografica.

Ballu “a chiovu

Il ballu “a chiovu” rappresentava una tipica tarantella siciliana eseguita durante il periodo della mietitura. Dopo la fine della giornata lavorativa, i contadini si riunivano sull’aia ed eseguivano, accompagnati da strumenti tipici, questo ballo. Il nome si deve al fatto che, durante i passi, i piedi battono sempre i tacchi nello stesso punto; difatti vengono fatti dei salti con le gambe aperte che, nel poggiare a terra, si incrociano. Solitamente si balla in due e, alla donna, l’uomo fa spesso scherzi, mosse e riverenze; ci si avvicina e, passando da un punto ad un altro, ci si danno le mani.

Controdanza

Le invasioni francesi nell’isola (già a partire dalla fine del 1200) diffusero una particolare danza definita appunto controdanza. Tipica del periodo carnevalesco ma anche delle feste paesane e soprattutto di quelli nuziali è una danza comandata dove chi vi partecipa esegue gli “ordini” di chi la comanda (solitamente definito caposala). Può essere quindi considerata un vero e proprio ballo di gruppo.

Danza di pecorai

Ballo a coppie in cui l’uomo si pone a gambe incrociate di fianco alla donna; dopo essersi inginocchiato davanti a lei poggia a terra un ginocchio. La donna, nel frattempo, fa dei piccoli movimenti con le anche, mettendo le mani ai fianchi; l’uomo fa finta di volerla abbracciare, le manda dei baci e gioca con le sue braccia. Viene definito un ballo “riposato”.

Diavulecchiu

Si trattava di un girotondo realizzato da uomini e donne a braccetto, tipico del periodo carnevalesco. La danza era accompagnata dagli strumenti tipici della musica siciliana ed era soprattutto utilizzata da pescatori e contadini che, attraverso essa, ringraziavano o auspicavano un buon raccolto e una buona pesca.

Fasola della Tubbiana

Durante il periodo di carnevale la danza più diffusa ma nello stesso tempo più allegra e attraente era la fasola della tubbiana, ovvero una tarantella accompagnata dal canto “Carnascialata dei Pulcinelli”. Mentre le donne danzavano la fasola, gli uomini la accompagnavano con il canto. È una danza antichissima, ballata nei cortili e maggiormente utilizzata proprio nel periodo carnevalesco. Una variante era la fasola, ballata sempre allo stesso modo ma tipica del periodo della mietitura proprio per ringraziare il Signore per il buon raccolto avuto nella stagione.

Jolla o Lupulù

Simile alla danza “u nozzu” ma chiamata così perché eseguita solo dai pecorai. Alla fine del proprio lavoro, durante le feste di paese, i pecorai improvvisavano questo antico ballo.

Lanzet

Anche questa danza richiama il mondo dei pastori, si dice risalga ai primi anni del 1800. Diffusa in particolare in alcune zone della provincia di Messina, veniva ballata dai pastori quando partivano per la transumanza. Durante la migrazione delle greggi i pastori (quindi era ballata solo da uomini), improvvisavano questo antico ballo.

Matroccola

La danza, tipica dell’agrigentino, viene eseguita grazie all’accompagnamento di uno strumento a percussione chiamato crotalo. Si ispira alla festa di San Calogero; i portatori di vara con grandi fazzoletti legati alla testa dimostrano, tramite tale danza, la loro devozione al santo. Ciò è un esempio di come il sacro e il profano molte volte si intrecciano.

Quatrigghia

Danza diffusa su tutto il territorio nazionale; così come la controdanza anch’essa richiama la tradizione francese, in modo particolare le danze contadine. È un ballo di gruppo in cui ci si mette solitamente in due file, una di fronte all’altra, si può anche avere, però, una disposizione a quadrato. È composta da delle fasi chiamate figurazioni; la coppia che si trova in testa rappresenta tali figurazioni che vengono riproposte da tutte le altre coppie che seguono. La danza è molto diffusa in particolare nella provincia di Trapani.

Scotis

Danza di origine austriaca e risalente all’epoca della presenza degli Austriaci in Sicilia (1720 – 1735). Il ballo, appartenente alla famiglia del polke figurato, viene eseguito solitamente a coppie ma può essere anche ballato in tre (l’uomo sta al centro e tiene, grazie a dei fazzoletti, due donne ai lati). Le varianti dello scotis sono molteplici.

Siciliana

Antica danza di pastori, rappresenta una forma musicale spesso inserita all’interno di ampie composizioni musicali già partire dal periodo barocco. In ritmo 6 o 12 ottavi rievoca atmosfere agresti e/o pastorali. Si tratta, come detto, di una danza lenta che è stata inserita all’interno delle composizioni di alcuni tra i più grandi musicisti della storia della musica (Mozart, Haydn, Bach e altri).

Tarantella

Una tra le danze più conosciute e caratteristiche di tutta l’Italia meridionale è la tarantella. Questa danza popolare, riferita alla cultura araba, secondo alcuni prende il nome dalla città di Taranto; altri, invece, credono che derivi dalla tarantola, ovvero dal ragno dal cui morso si guarirebbe solo attraverso questo ballo. Difatti, i suoi movimenti quasi indiavolati causano una notevole sudorazione e ciò aiuterebbe ad eliminare il veleno dell’insetto. Si dice che esistano diverse forme di tarantella: alcuni identificano questa danza con la tammoriata anche se sono evidenti le differenze sia nel ritmo ma soprattutto rispetto al numero di coloro che la eseguono: la tarantella può essere ballata anche da una sola persona invece la tammorriata viene danzata a coppie. Nella pizzica tarantata, tipica del Salento, ad essere pizzicate erano soprattutto le donne che, durante il tormento del veleno, potevano permettersi di tutto, anche mimare amplessi in pubblico fino a quando San Paolo, il protettore delle tarantate non concedeva la grazia.

Tataratà

Danza ancora praticata a Casteltermini (AG) il cui nome si riferisce al suono ritmato del tamburo. Tale ballo richiama diverse interpretazioni: c’è chi sostiene che sia da riferirsi ad una danza propiziatoria per la fertilità della terra, altri al periodo della dominazione islamica (Arabi) nell’isola ed infine una terza teoria che fa riferimento agli Spatolatori di Lino. Di certo, al di là della propria origine vi è un riferimento al ritrovamento di una croce paleocristiana, prima ancora della fondazione di Casteltermini, risalente al 12 dopo Cristo. Il Tataratà viene rappresentata nel mese di maggio e vede i danzatori indossare in testa una corona di fiori; ogni danza si trasforma in una lotta armata che riconduce allo scontro tra il bene e il male, tra la vita e la morte.

“U nozzu”

La danza chiamata “u nozzu” è un ballo di corteggiamento. Gli uomini, per fare la corte alle loro donne cantavano un canto tipico chiamato “u toccu”. Il canto veniva effettuato da un gruppo di uomini davanti a dei boccali di birra o a dei bicchieri di vino; essi nel frattempo, giocando a carte, improvvisavano questa danza. Tale danza può essere definita un misto tra il valzer e la tarantella siciliana.

“U Roggiu”

Danza molto simile a quella “a chiovu”; difatti si svolgeva anch’essa sull’aia e richiamava una forma particolare di tarantella. La differenza, rispetto all’altra, riguardava il periodo: u roggiu veniva danzata durante il periodo della vendemmia.

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