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La preistoria in Sicilia
Raccontare del periodo preistorico in Sicilia significa iniziare il nostro viaggio con le notizie, più che mai incerte, sulla prima presenza dell’uomo nell’Isola; gli studiosi, fino a qualche decennio fa, facevano risalire la comparsa dell’uomo, grazie ad alcuni ritrovamenti nelle più importanti grotte della regione, a 30.000 o meglio ancora a 20.000 anni fa. Maggiori certezze, se così si può dire, si hanno con i ritrovamenti nella grotta dell’acqua Fitusa, nei pressi di Agrigento, databili 16.000 anni fa, con cui si fa solitamente riferimento come alla più antica testimonianza della presenza umana nell’isola. Questo il periodo in cui, con maggiori verità, vi era già la presenza di grandi mammiferi all’interno dei territori isolani, come cinghiali, volpi, capre e cervi.

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La preistoria in Sicilia: Età della Pietra

Non essendoci pervenute tracce scritte, possiamo interpretare gli eventi riguardanti il periodo paleolitico soltanto attraverso i manufatti o le modifiche dell’ambiente naturale che testimoniano i cambiamenti dell’isola; una delle principali culture preistoriche diffuse in gran parte dell’Europa, in cui trovano riscontro le prime presenze umane in Sicilia, si riferisce al periodo chiamato Epigravettiano, in pieno paleolitico. I gruppi umani presenti nell’isola in questo periodo erano quelli che frequentavano le numerose grotte esistenti, soprattutto quelle della parte occidentale della Sicilia. Erano perlopiù nomadi e tutte le loro attività, fatte di lavoro, di caccia, di sepolture, di scene rituali o di iniziazione venivano testimoniate da ciò che è stato ritrovato all’interno delle grotte, in particolare in quelle dell’Addaura, nei pressi di Palermo. Nuovi ritrovamenti si sono avuti nelle isole di Favignana e Levanzo nel trapanese; infatti, nel 1950, la grotta della Cava dei Genovesi, nelle Egadi, ha rivelato interessanti disegni di animali incisi e curiose figure antropomorfe stilizzate, dipinte in nero; tutte testimonianze successivamente confermate dai ritrovamenti nella grotta di San Teodoro, nel comune di Acquedolci (Messina) e in quella Corruggi nei pressi di Pachino (Siracusa).

Maggiori indicazioni li troviamo nel periodo successivo, quello del Mesolitico, in particolare riferite al mondo agricolo, basato sulla caccia, sulla pesca e sulla raccolta; non vi sono certezze sullo spostamento dell’uomo dalle grotte al cielo aperto, anche se raggiungono importanza i bacini idrici, formatesi dallo scioglimento dei ghiacciai; ciò farebbe pensare ad una maggiore presenza umana in luoghi aperti. Il vero e proprio Mesolitico siciliano (10.000 – 5.000 anni fa) trova il suo principale luogo di sviluppo nella roccia Sperlinga del comune di Novara di Sicilia in provincia di Messina.

Nel periodo neolitico l’uomo diventa indipendente dalla natura, non vive più grazie alla raccolta dei frutti, alla pesca o alla caccia ma inizia ad allevare il bestiame, a coltivare prodotti agricoli. Inoltre, inizia ad interessarsi di navigazione, di ceramica e di tessitura. Le principali testimonianze di questo periodo fanno riferimento ai siti archeologici di Stentinello (Siracusa) ove sono stati ritrovati numerosi resti di capanne, vasi di terracotta e utensili; ma anche, ritrovamenti si sono avuti a Villafrati (Palermo) e a San Cono (Catania).

 

La preistoria in Sicilia: Età dei Metalli

Con l’età dei Metalli, si entra nel periodo di transizione tra preistoria e storia definito protostoria in cui iniziano ad apparire le prime documentazioni scritte, grazie alle quali possiamo ricavare i primi riferimenti cronologici con maggior certezza. All’età del rame fanno riferimento gli scavi di Chiusazza, nei pressi di Siracusa, che hanno riportato in evidenza numerosi esempi di vasi in ceramica.

L’età successiva, quella del bronzo, porta in Sicilia numerose influenze della civiltà micenea, i cui resti sono evidenti nelle tombe scavate nella roccia rinvenute a Pantalica, a Cassibile e a Castelluccio (tutte in provincia di Siracusa). Altri importanti reperti del periodo sono state ritrovati nelle Isole Eolie tra il 1500 e il 1400 a.C.; si tratta di ceramiche ma anche di armi e attrezzi di pietra nonché di fusi che attestano l’uso della filatura e della tessitura. Le testimonianze principali rimangono, però, quelle a carattere funerario: in particolare numerose le tombe costituite da piccole camere, aperte verso l’esterno da una finestrella e chiuse da una lastra. Le stesse tombe sono, inoltre, arricchite da lame in ossidiana, da asce in basalto, da armi in pietra e infine da numerose statuette sacre.

Solo intorno all’anno 1000 a.C. ha inizio l’età del ferro che è caratterizzata da numerosi spostamenti delle popolazioni mediterranee della penisola. Nella Sicilia Occidentale e in quella tirrenica ritroviamo i popoli che parlano le lingue pre–indoeuropee; nella parte orientale, invece, coloro che parlano lingue indoeuropee.

I popoli non indeuropei sono gli Elimi e i Sicani nella Sicilia centro–occidentale, mentre i Fenici mantengono le loro basi commerciali in tutta l’isola. I Siculi sono sicuramente indeuropei e si collocano nella parte orientale della Sicilia.

Dell’età del ferro rimangono tracce di villaggi di capanne, come a monte Finocchito (Siracusa) mentre le ceramiche e gli oggetti metallici rinvenuti, testimoniano scambi commerciali con i popoli ellenici.

 

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