Seleziona una pagina

La Sicilia Greca (735 a.C.; 212 a.C.)

Tra tutte le dominazioni della Sicilia, non si può non tener conto dell’importanza avuta, sia in chiave storica come anche artistica e culturale di quella greca.

selinunte

La Sicilia Greca: Perché proprio in Sicilia?
Era il 735 a.C. quando, lungo la costa orientale dell’isola, attratti dalle meraviglie della regione, giunsero i Greci che, al contrario degli antichi popoli presenti, si fecero subito notare per aver fondato vere e proprie colonie popolate e dedite, soprattutto all’agricoltura. La Sicilia aveva terre molto fertili, aree interamente boscose e zone molto ricche di risorse naturali; furono proprio questi i motivi che spinsero i mercanti Greci a raggiungere Nasso, alle pendici dell’Etna per poi spostarsi verso occidente e portare alla fondazione dell’attuale Lentini (importante in chiave agricola) e di Catania (sede propizia in ottica commercio). Dopo appena un anno, dei coloni provenienti da Corinto portarono alla fondazione di Siracusa, insieme, negli anni successivi a quella di altre città tra le quali Selinunte, definita la più occidentale tra le colonie greche. Pochi anni dopo, fu la volta nella parte costiera del canale di Sicilia di Gela cui seguì Agrigento nel 581 a.C.. Altri coloni greci, dopo aver lasciato la Calabria si impadronirono di Zancle (l’attuale Messina).

Sicilia Greca: Le prime tensioni e le tirannidi
Fra le colonie greche di Sicilia come quelle di tutta l’Italia meridionale, manca una vera e propria unità; le città sono rivali tra loro, causa interessi economici e politici. Inoltre, in ogni singola città lo scontro tra democrazia e aristocrazia è molto forte comportando diverse sommosse, congiure, alternanze di governo, alleanze temporanee di una città con un’altra. Tutta questa situazione favorisce numerosi avventurieri che si impadroniscono del potere ed instaurano vere e proprie tirannidi, ciò conseguenza di guerre e rivolte. In quest’ottica famose quelle ad Agrigento (con le tirannidi di Falaride, Alcmene, Alcandro e Terone) e a Siracusa (con quelle di Cleandro, Ippocrate e Gelone).
Non tutti i tiranni però si distinsero solamente per la crudeltà; ad esempio Gelone di Siracusa rende la città ricca e potente e pone sotto il suo comando molte colonie greche della zona occidentale dell’isola; mentre Terone, suo suocero, aumenta il potere di Agrigento. In questo periodo proprio queste due città raggiungono un potere immenso: commerciano con Roma, fornendole il grano, e con tutte le città mediterranee; inoltre, quando intorno al 480 a.C. inizia a presentarsi la minaccia dei Cartaginesi proprio loro, in una famosa battaglia presso Imera, nella costa settentrionale, guidano i Greci alla vittoria sul generale cartaginese Amilcare Magone. Dopo tale battaglia per la Sicilia greca ha inizio un periodo molto florido sia in chiave culturale come anche in quella artistica; Agrigento si fa notare in ambito scientifico e poetico (anche Pitagora si trovò in questa città), Siracusa aumenta la sua importanza marina e mercantile.

Sicilia Greca: I contrasti e l’arrivo dei Romani
Dietro questa apparente pace e floridità artistica, si cela un periodo di guerra e contrasti. Le popolazioni locali iniziano ad opporsi ai loro colonizzatori; in particolare il condottiero siculo Ducezio si oppone ai Greci e, intorno al 459 a.C. conquista diverse città tra cui Morgantina, Mozia e Palagonia. La reazione dei Greci non si fa attendere e con essa l’allontanamento del condottiero dalla Sicilia. Il rientro di Ducezio in terra siciliana e la fondazione di Calacte (l’attuale Caronia) non provocò una vera e propria riscossa degli indigeni dell’isola, in quanto il condottiero morì. Le basi per il raggiungimento dell’indipendenza dell’isola erano, però, state gettate: durante la guerra del Peloponneso (tra Sparta e Atene dal 431 al 404 a.C.) le colonie sicule trovarono la loro unità appoggiando in modo chiaro ed evidente la città di Atene con l’invio, in terra greca, di grandi filosofi come Gorgia da Lentini che fece conoscere la cultura e l’importanza del territorio siculo nella madrepatria. Senza ombra di dubbio fu questo il periodo di maggior splendore della dominazione greca in Sicilia. Questi furono gli anni in cui vennero costruiti i grandiosi templi di Agrigento, in cui aumentò la potenza di espansione dell’Isola, soprattutto grazie a Dioniso di Siracusa, che dopo aver sconfitto i Cartaginesi nel 397 a.C., conquistò quasi tutta l’Isola.
Dopo una breve parentesi democratica l’espansione territoriale della Sicilia venne ripresa da Agàtocle di Siracusa, che dopo aver combattuto in Africa contro i Cartaginesi, sottomise l’intera Sicilia orientale, venendo acclamato e proclamato “Re dei Sicelioti”. Nelle proprie truppe iniziarono ad avere molta importanza dei mercenari italici detti “Mamertini” che, dopo la sua morte, nel 288 occuparono la città di Messina. Gli stessi Mamertini, che avevano legami con i Romani, fecero intervenire Roma in Sicilia, portando allo scoppio della prima delle due guerre puniche (264 – 241 a.C.); alla fine di essa la Sicilia perse la sua indipendenza e diventò una provincia romana.

Sicilia Greca: Personaggi illustri
La colonizzazione greca in Sicilia ha avuto notevole importanza in particolare dal punto di vista culturale, sia in ambito letterario e filosofico sia in quello artistico e matematico.
Tra coloro che si distinsero, ognuno all’interno del proprio ambito ricordiamo: Epicarmo da Siracusa, uno dei primi a scrivere commedie; Teocrito da Siracusa, raffinato poeta, cantore della natura che Virgilio considerò suo maestro; Evèmero da Messina, il filosofo che affermò l’origine umana degli dèi; l’architetto Feace da Agrigento, ideatore del sistema fognario della città e costruttore del gigantesco tempio di Giove; Empedocle da Agrigento (483 – 402 a.C.), il filosofo che per primo concepì l’idea trascendente di Dio.
In ambito matematico e scientifico non si può non ricordare Archimede da Siracusa (287 – 212 a.C.), colui che stabilì il valore del “pi greco” in matematica, che enunciò il celebre principio (il principio di Archimede) che spiega perché le navi galleggiano e gli aerei volano. Tra le altre, colui che intuì le regole del calcolo infinitesimale e per difendere la sua Siracusa assediata dai Romani, inventò macchine talmente straordinarie che i Romani credevano di combattere con dei, non con uomini.

 

Pin It on Pinterest

Share This