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Turiddu Bella

Uno dei più importanti cantastorie della Sicilia, oltre che poeta dialettale, è stato sicuramente Turiddu (Salvatore) Bella. Nato nel 1911 a Mascali (CT) iniziò giovanissimo la sua produzione; già a 15 anni compose alcune novelle, pubblicate sui giornali del tempo ed inoltre alcune strofe in dialetto siciliano su un fatto di cronaca accaduto proprio nel 1926, ovvero la morte di un giovane studente catanese che dopo aver appreso la sua bocciatura agli esami, si suicidò. Il 1929 fu un anno molto importante, il poeta compose un’opera (cantata per molto tempo) che aveva come tematica l’eruzione dell’Etna ed in particolare la distruzione del suo paese natio. Sappiamo della sua collaborazione ventennale con Orazio Strano, uno dei più conosciuti cantori siciliani; insieme composero “Cchi cosa è la donna”, “Lu cantastorie Sicilianu” e “Canzuni ppi tutti”.

A queste seguirono altre pubblicazioni, storie d’amore, racconti di fatti quotidiani, favole, tutte accomunate dalla modalità di composizione: Bella scriveva il testo, Strano le musicava e le portava nelle piazze siciliane. L’importanza del personaggio si riferisce alle novità sia per quel che riguarda il modo di scrivere come anche per quello del rimare all’interno delle composizioni per cantastorie; l’ottava (il famoso strambotto siciliano) che caratterizzava le storie scritte fino a quel momento lasciò spazio con il Bella alla sestina; ciò costituì una vera e propria rivoluzione in quanto portò ad una maggiore incisività e musicalità della ballata. L’opera più famosa del Bella, è stata “Turi Giulianu Re di li briganti”, composta nel 1950 alla morte di Salvatore Giuliano, ad essa seguirono “U Passaturi”, “Peppi Musulinu”, “Palummi e Nigghi”, “Papa Giuvanni” ed altre. Il personaggio del Bella non è solo famoso in ambito poetico siciliano ma egli fu attivo all’interno dell’ambiente culturale dell’epoca conoscendo, tra gli altri, diversi poeti attivi in quel periodo; in modo particolare Vito Mercadante che scrisse la prefazione per il primo libro di poesie dell’autore catanese (Diliziu di Picciuttanza). Dovettero passare circa trent’anni per pubblicare una nuova raccolta di liriche dal titolo “Spizzicu di Vecchiaia” dove vi è una vera e propria contrapposizione tra l’entusiasmo giovanile e la vergogna della vecchiaia. Morì nel 1989.

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